Il virus SARS CoV2 non è mai esistito

 

Ha suscitato scalpore il comunicato pubblicato dall’agenzia sanitaria statunitense CDC (Centers for Disease Control and Prevention) secondo il quale il Covid 19 può adesso essere trattato come una normale influenza. In verità che la malattia nota come Covid 19 è una normale influenza lo sappiamo dal gennaio 2020, cioè da quando è stato pubblicato lo studio noto come Corman Drosten. Che cos’è il Corman Drosten? Il Corman Drosten è lo studio scientifico sul quale si basa la metodologia diagnostica utilizzata dai laboratori privati e pubblici negli USA e in Europa per lo screening del virus noto come SARS CoV 2. 

Il 14 dicembre 2020 dopo tre mesi di duro lavoro di ricerca e raccolta della letteratura scientifica più rilevante sulla metodologia diagnostica nota come RT-PCR  ho pubblicato il seguente articolo:

“Il disastro del Corman Drosten mette la parola fine alla pantomima del covid 19”.

L’articolo ha come punto di partenza il lavoro di ricerca svolto dal gruppo del microbiologo Olandese Pieter Borger, il quale non appena pubblicato il Corman Drosten sulla rivista Eurosurveillance lo ha analizzato punto per punto mettendo in evidenza degli errori macroscopici che sono confluiti in uno studio noto come Borger et al. Tale studio ha messo in luce tutte le discrepanze e l’inconsistenza del test del covid 19 e di conseguenza del virus SARS CoV2. Il gruppo di Pieter Borger ha successivamente inviato una lettera ad Eurosurveillance chiedendo il ritiro del Corman Drosten.

Il mio lavoro di ricerca è consistito quindi nel fare una semplice summa della letteratura scientifica esistente fino a quel momento sulla metodologia diagnostica utilizzata per lo screening del virus noto come SARS CoV 2 e tirare delle conclusioni, queste conclusioni sono che non esiste né è mai esistito alcun nuovo virus identificabile come SARS CoV2.

Le conclusioni sulla non esistenza del virus noto come SARS CoV2 sono date da evidenze scientifiche fornite dagli stessi autori del Corman Drosten nella cui front cover gli autori dichiarano senza mezzi termini che al momento di sviluppare il test non avevano a disposizione un campione del virus e di conseguenza ne hanno utilizzato uno  del 2003 (il 2003 SARS CoV) morfologicamente simile e scoperto dallo stesso Christian Drosten. 

Senza dover entrare nel merito, secondo quanto statuito dagli autori nella front cover del loro stesso studio, il test del covid 19 è stato sviluppato in assenza di un isolato biologico, o corpo morfologico del virus.

Questo perché a detta del dr. Victor Corman, co-autore dello studio e del test, “il governo cinese non ha mai fornito al dr. Drosten l’isolato del virus ma soltanto il pattern del virus in formato digitale”. Siccome il dr. Drosten e il Dr. Corman non avevano a disposizione l’isolato di questo virus noto come SARS CoV2, il Dr. Drosten per sua stessa ammissione ha comparato lo schema genomico del virus in formato digitale ed ha appurato che era molto simile al 2003 SARS CoV, un virus da lui stesso scoperto nel 2003.

Perciò il test del covid 19 utilizzato nei laboratori pubblici e privati del mondo occidentale (USA e UE) si basa su di un virus il 2003 SARS CoV, scoperto da Christian Drosten nel 2003 ed in circolazione da quella data. Questa dichiarazione è presente nella front cover del Corman Drosten che potete leggere qui di seguito sulla rivista Eurosurveillance.

Abstract del Corman Drosten

                                                                           La front cover del Corman Drosten

Perciò quando un individuo si reca in un laboratorio per fare il test del covid 19 se risulta positivo significa che è positivo ad un virus che ad oggi è in circolazione da più di venti anni.

Abbiamo capito quindi che Christian Drosten per sviluppare il test del covid 19 ha utilizzato come gold standard il virus 2003 SARS CoV.  Questo virus scoperto da Drosten nel 2003 è quindi secondo  quanto afferma Christian Drosten nel suo studio del 2003, noto come Drosten et al, il virus che causerebbe la SARS. Drosten afferma che “il virus è stato isolato mediante la tecnica della coltura cellulare e un filamento da 300 nucleotidi è stato ottenuto mediante amplificazione con RT-PCR”. Nella sezione Risultati (Results) del suddetto studio Drosten ci dice testualmente che: “questo nuovo virus a livello di caratterizzazione genetica è molto distante dai coronavirus già conosciuti” (l’identicità è tra il 50 e il 60 percento della sequenza di nucleotidi). Il che significa che il virus in questione non è classificabile come coronavirus al 100% ma solo al 50-60%.

Nella sezione Discussione, Drosten ci dice testualmente che: “Il virus è stato rilevato in una varietà di campioni clinici da pazienti con SARS ma non negli studi di controllo (perché questi non sono stati fatti).  “Bisogna considerare che in passato i virus che sono stati inizialmente isolati in pazienti con una specifica patologia si è poi scoperto in indagini successive che non esisteva alcuna associazione” (tra il virus rilevato e la malattia).  “Perciò, studi più approfonditi con gruppi di controllo appropriati sono necessari al fine di verificare o eliminare la nostra IPOTESI circa la causa della SARS”.  

 

 

Se andiamo a leggere le conclusioni del suddetto studio, Drosten ammette candidamente che: “Il nuovo coronavirus potrebbe avere un ruolo nel causare la SARS.” Questo significa che il 2003 SARS CoV non solo non è un coronavirus e non è nemmeno il virus che causa la SARS ma “potrebbe avere un ruolo nel causare la sindrome in questione”

 

In conclusione il virus utilizzato da Christian Drosten come gold standard per il test del Covid 19 è in realtà soltanto una ipotesi di virus.  E questo ce lo dice lo stesso Christian Drosten nella front cover del suo studio Identification of a Novel Coronavirus in Patients with Severe Acute Respiratory Syndrome pubblicato sul New England Journal of Medicine il 15 maggio 2003.

Riguardo la clamorosa notizia di questi giorni che il CDC adesso considera il virus noto come Covid 19 come una normale influenza, come potete vedere nell’immagine che vi riporto qui in basso e nel link di seguito L’agenzia governativa Britannica UK Health Security Service ha classificato il Covid 19 come virus non pericoloso già dal 19 marzo 2020. 

 

E in generale se si legge il mio articolo si evince chiaramente che le istituzioni governative Britanniche come lo UK Health Security Service o accademiche come il Centre for Evidence-Based Medicine (CEBM) presso l’Università di Oxford non hanno mai mentito, né nascosto la verità, anzi, tutti gli studi da me condivisi e citati e sui quali si basa il mio articolo sono stati pubblicati in maggioranza dall’Università di Oxford. Il problema è che le persone, invece di approfondire l’argomento andando a vedere cosa dicevano esattamente le istituzioni sanitarie o accademiche hanno dato retta alla campagna allarmistica dei media mainstream. 

Il Centre for Evidence-Based Medicine (CEBM) è un centro di divulgazione di evidenze scientifiche, il cui direttore ricordiamo è Carl Henegan co-autore di Jefferson et al, lo studio più completo realizzato sul Covid 19 perché il Dr. Jefferson ha raccolto ed esaminato tutti i 29 studi esistenti fino ad allora sul virus noto come SARS CoV 2 mettendone in evidenza tutte le inconsistenze e le discrepanze ma lasciando al lettore il giudizio finale. Al contrario il gruppo di Pieter Borger in Borger et al  ha denunciato apertamente la frode del Corman Drosten.

Il CEBM ha sempre pubblicato aggiornamenti  dagli studi da me citati nell’articolo:  Jefferson et alBullard et alJafaar et alYoung et al etc. Il che significa che la scienza ufficiale britannica ha sempre conosciuto la vera portata di questa finta epidemia ed ha sempre pubblicato i risultati degli studi e bisogna riconoscere che questo merito va attribuito all’Università di Oxford, senza la quale oggi non avremmo saputo nulla di questo finto virus ma saremmo rimasti totalmente nel panico creato dai nostri governi e dai media.

Il mio articolo purtroppo non è stato pubblicato su una famosa rivista scientifica né in un news media mainstream ma è stato pubblicato solo sul mio blog amatoriale sulla piattaforma  blogspot.com ed oggi se si vuole leggerlo google pone due limitazioni. La prima è che vi avverte che sul mio blog sono pubblicati contenuti sensibili e bisogna dichiarare di essere d’accordo. La seconda è che per leggere l’articolo bisogna essere maggiorenni ed accedere quindi con un account di google.  Per questo motivo ho dovuto pubblicarlo sul mio sito web personale. Nonostante tutto questo, l’articolo da dicembre 2020 ad oggi è stato letto da più di 50.000 lettori ma non è mai stato riportato da alcun organo di stampa mainstream.

 

 

Il giorno 5 marzo 2024 il giornalista italiano Cesare Sacchetti ha pubblicato l’articolo Il CDC dichiara che il Covid ora è un’influenza: storia di un virus mai isolato creato al computer citando per esteso il mio articolo pubblicato nel mio sito personale www.highconcept.it e per questo lo ringrazio pubblicamente.

Tuttavia, constato con rammarico che a tutt’oggi ci sono ancora persone che si vanno a fare il test del covid 19 e che asseriscono che questo virus esiste.

 

 

 

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